Flying Kids Records

"Non ti divertire troppo"


“Non ti divertire troppo” è un libro sui ricordi, un libro sulla bellezza dell’adolescenza, sul come si stava bene, ma è anche il racconto di un genere e di quello che ci ha lasciato, un omaggio sentito ad una generazione di musicisti. Giovani e meno giovani, addetti al lavoro e semplici appassionati, tutti uniti dalla passione per un genere, un periodo, un canone stilistico hanno dato la loro lettura alla storia del loro gruppo del cuore, chi in modo più monografico e nozionistico, chi in modo del tutto personale. La musica alternativa americana vista da qui, dalla provincia dell’impero, dove forse, non ha davvero mai attecchito, ma a quei pochi a cui è entrata in testa, ha dato nuovi stimoli.

Non ti divertire troppo non è la risposta italiana a “our band could be your life”, non parla di “indie” (quasi tutti i gruppi qui citati hanno avuto un contratto major) non racconta la storia di questi gruppi, racconta storie collegate, collegabili, a volte del tutto collaterali ai gruppi che danno il titolo ai racconti

La scelta dei gruppi presenti è stata lasciata al caso, o meglio al “gusto e alla passione” di chi ci ha scritto. Non c’è stato nessun discrimine, a parte il periodo storico, gli anni ’80 e ’90 e il luogo, gli U.S.A.. Le eventuali esclusioni riguardano lo spazio previsto, “non ti divertire troppo” non è un’enciclopedia, è una serie di racconti. L’alternative americano è un contenitore enorme di sotto generi, dall’hardcore al college rock, al post hardcore e le sue ramificazioni, lo slow core, il post rock, l’emo, qui c’è dentro tutto, senza distinzione, faceva tutto parte di un qualcosa che per un certo momento è stato un unicum, seppur con derive e radici profondamente diverse, mescolanza di istinti, evoluzioni di sensibilità.

Non è poi così difficile no? Raccontarsi, raccontando il proprio gruppo preferito, la propria esperienza con la musica, quasi sempre un momento di formazione e crescita, ogni nuova canzone che ascoltiamo è un tassello in più di un puzzle che abbiamo cominciato a completare, chi più e chi meno, tempo fa.

Quanto tempo fa la parola indie ha perso il suo significato? Non me lo ricordo, però mi ricordo quando la parola “alternativo” ha perso il suo, sparendo dalle bocche della gente, dalle penne dei giornalisti. Era il 1995 più o meno, il brit pop era pronto a conquistare il mondo e il rap a prendersi il posto che cercava, per i gruppi americani di frontiera era tornato il tempo di tornare nelle retrovie, nuovamente.

Questo libro racconta questo, gruppi persi, generi a volte dimenticati, che però hanno cambiato un sacco di vite.


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